Il Vento di Ahiss

Era conosciuto con il nome di Ahiss, perché lui non parlava, soffiava, ed il suono di questo suo soffio assomigliava a quello del vento.
Non aveva amici lui, non riusciva a comunicare e tutti lo prendevano per un pazzo, un malato. Già, che vita triste che aveva questo giovane ragazzo.
Un pomeriggio, mentre era affacciato dalla finestra a guardare la gente che passava, vide una ragazza. Non l’aveva mai vista da quelle parti, infatti questa notando che Ahiss la fissava gli sorrise, e nessuno della città che lo conosceva lo avrebbe mai fatto!
in un attimo il suo cuore si riempì d’amore, ed iniziò a chiamarla ma purtroppo la ragazza scambiò quel soffio di vento, che era il modo di Ahiss per chiamarla, per una fresca brezza di primavera.
Quindi prima che la ragazza scomparisse infondo alla strada, scese velocemente dalle scale ed uscii fuori per raggiungerla.
Gli prese la mano, lei gli disse: “Ciao”, lui mise il dito sulle labbra per dirgli di non parlare e poi gli chiuse gli occhi. Un’altra brezza di primavera gli soffiò addosso. Gli sembrava che questo vento gli entrasse dentro per quanto bene la stesse facendo sentire. Ma se all’inizio lei sorrideva perché era una bella sensazione, poi, mentre ancora questo lui soffiava, si fece più seria fino a quando non gli scese una lacrima.
Il vento cessò. Quando riaprì gli occhi lui non c’era più, lei iniziò a guardarsi attorno per cercare di intravederlo, ma niente! Dopo un attimo sentì che c’era qualcosa di strano in lei, si sentiva diversa.
Da dentro di lei una voce gli parlava, chiuse gli occhi per cercare di capire meglio, ma non erano parole, era il rumore del vento ma per lei questo rumore era un linguaggio che capiva perfettamente: “Sei stata l’unica che mi abbia mai sorriso, questo è per dirti grazie” Iniziò a sentire una forte energia dentro di se, ma poi tutto scomparve.. ma lentamente, i suoi piedi si stavano alzando da terra, lentamente andava sempre più in alto, stava raggiungendo il cielo.
Da terra tutti gli abitanti della città guardavano ed egoisticamente si riempivano d’invidia perché loro potevano solamente camminare mentre una ragazza come loro, a cui bastò semplicemente sorridere a chi era “diverso”, ora poteva volare galleggiando nel vento.

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